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Trecentosessantasei Giorni Di.">Trecentosessantasei Giorni Di.

Haha, sì, beh, immagino quello che stai pensando.
Ciao sono IO.
Ciao sono il tuo passato che ritorna e ti saltella intorno come
un incubo.
Giri la testa ti contorci e lo sai che vorresti, oh si, vorresti disperatamente e a patto di tutto ciò che comporta -in parte forse anche perchè non te lo ricordi davvero- tornare indietro. Rifletti.
Il livello di dipendenza è uguale, è il livello di impatto con la società che è diverso.
il divario tra te e i modelli di esistenza universalmente riconosciuti come corretti e desiderabili si accentua.
Come posso accettare questo volgare, banalizzante conformismo?
Tu lo fai
Lo sei
Io voglio morire morire morire
 e ribadirlo dopo.

Dimostrami un po' di senso dell'umorismo, su, cazzo, ti prego.


All You Can Taste Is My Crap Kraft Dinner">All You Can Taste Is My Crap Kraft Dinner

In certi casi, davvero non sono brava a nascondere le cose. 
Per qualche motivo, io rientro in quella categoria di persone che mentono continuamente, qualsiasi cosa dicano, senza nessuna apparente giustificazione.
Un quasi indistricabile groviglio di balle e verità, che neanche io sono sempre ben sicura di saper riconoscere quale sia il confine che li separa, ma i pochi individui a cui permetto di legarsi a me, acquistano dopo un po' di tempo la facoltà di comprendere quando sto cercando di nascondere qualcosa.

Lui sen'è accorto subito, comunque.

Mi ritrovo sempre più spesso a pensare che ho fatto una cazzata a mettermi con una persona così pulita e stabile.
La totale rettitudine alla quale inizialmente mi sono aggrappata disperatamente, adesso mi sta snervando.

Mentre lo guardavo urlarmi contro il suo apparentemente infinito et decisamente poco interessante arsenale di declinazioni del tema "AVEVAMO DECISO CHE NON L'AVRESTI FATTO PIù" e di "come cazzo fai a non riuscire a controllarti", ho cominciato a riflettere  sulla reale assurdità di quello che mi stava dicendo.
In fondo lui che cosa ne sa di me, di quello che sto passando;
certo può vederlo, ma non potrà mai e poi mai comprendere una cosa così distante dalla sua realtà, dalla sua architettura mentale.
Ho cominciato a detestare il fatto che si riferisse a tutta questa faccenda come ad una serie di decisioni prese da entrambi, che riguardavano entrambi. Cazzate.
Il problema è solo mio, la questione riguarda solo me, ho cominciato a pensare che era così idiota e puerile questo suo accalorarsi per qualcosa che -è lampante-  sicuramente non lo riguarderà che per un breve periodo della sua immaccolata esistenza e nemmeno direttamente, per poi non diventare altro che il ricordo di un legame sbagliato, senza futuro fin dal principio.
 Tempo perso.
Credo che il problema sia che ormai sono affondata troppo profondamentre dentro me stessa.
Le relazioni interpersonali dopo un po' mi disgustano, non voglio, non riesco a ad accettare che la realtà di qualcun altro -miscuglio di opinioni e sensazioni che non ho interesse di esplorare, se non per un periodo sempre troppo breve- mi tocchi, pretenda di influenzarmi.
Non voglio farmi contaminare.

Vedo quello che sta succedendo, sto cadendo di nuovo.

Ma non ce la faccio a preoccuparmi, non me ne frega un cazzo, un cazzo.
La superficie è persino più squallida e soffocante del fondo, ho sempre più voglia di annullarmi, di sparire, di affondare tanto da non poter avere abbastanza aria nei polmoni per poter risalire anche quando lo dovessi desiderare.

Lo vedo, che sto per mollarlo, che lui soffre, che lui in realtà è perfetto.

Provo un desiderio sempre più violento di trasformarlo in un tossico, di corromperlo per sempre.

IRRIMEDIABILMENTE


Infiliamo Travi Negli Occhi del Prossimo">Infiliamo Travi Negli Occhi del Prossimo

Ho semplicemente sentito che potevo farlo.
In quel momento. solo, dovresti renderti conto che questo genere di azione impulsiva non risulta mai efficace come dovrebbe. Come sembrerebbe narrativamente logico. forse è che sono eccessivamente traviata dalla fiction, che continuo ad assolvere le cazzate che faccio e a vendermele su momento come azioni sensate.
Pare che dovrebbe essere così che si manifestano i colpi di genio.
Forse, m chiedo, il problema non sta nel nel modello di comportamento,ma dipende da ciò a cui lo applichi.
le azioni risultano sbavate, convulse. sono tossica, approssimativa.


il fatto che cominci a trovare sollievo nel trivialismo e nel disgusto è quantomeno indicativo.


L'esercito dei Masticatori di Sigari">L'esercito dei Masticatori di Sigari

A sentirti parlare così, dico, mi tornano in mente tutti i tuoi gran discorsi sull'illuminazione, e l'equilibrio mentale. Mi fai tornare in mente la sensazione di insofferenza che mi investiva quando sentivo quel tono così arrogante.
Adesso vedi, tutte le tue architetture erano fatte di niente,le tue pretenziose idiozie sono crollate, miseramente, ineluttabilmente, e il mio becero, crostificato realismo, per quanto cinico tu possa averlo definito in passato, ha retto.
Adesso che sei caduto mille volte più in basso di me, che hai bisogno di me e rantoli ai miei piedi come un cane ferito, la mia unica speranza è di riuscire a voltarti le spalle e andarmene senza cedere all'impulso di umiliare il tuo corpo nelle maniere più atroci che sono in grado di concepire. Distruggerti e vessarti ancora più di quanto non abbia fatto tu stesso.
Perchè non dovrei farlo, in effetti?


-Infatti Ultimamente Rido Per Niente-">-Infatti Ultimamente Rido Per Niente-

Se vogliamo soffermarci sulla teoria di quelli che definiscono la nostra specie invece che col nome di Homo Sapiens Sapiens, con quello di Homo Faber, considerando l'inclinazione alla produttività come nostra principale caratteristica, e sulla base di questo vogliamo essere ancora più specifici, microscopici e insensatamente pignoli, allora possiamo teorizzare l'esistenza di ulteriori sottocategorie particolari di esseri umani a cui dare altri nomi.
Io sono l'Uomo Autodistruttivo.
Rilevo la mia appartenenza al genere umano per la  mia effettiva tendenza a produrre. Psicosi.

Ma neanche. Semplicemente, comportamenti, convinzioni, abitudini di ogni tipo, accomunati dal risultato a cui ognuno di essi tende, ossia la demolizione del mio corpo, del mio cervello, della mia intera persona insomma.  Le persone come me, non arrivano mai a guarire veramente da questa sorta di nevrotica tendenza suicida.

La mia amica mi guarda mentre cerco di essere il più precisa possibile spiegandole come la mia consapevolezza attuale, abbia per me reso la precedente dipendenza psicologica dalle droghe, un capitolo morto con l'adolescenza.
Lei ascolta i miei occhi ribaltati, con l'espressione di chi sta guardando morire qualcosa a cui tiene più di quanto vorrebbe.
Le dico che non capisce.
(Come se il non riuscire ad immaginare altro che mani che si arrampicano sul mio corpo come ragni, volesse dire consapevolezza.)

L'uomo autodistruttivo, quando pensa di avere raggiunto l'equilibrio, è perchè in realtà sta precipitando.

Arroccata sulla mia sedia di plastica, sto lottando con tutte le mie forze perchè le parole della mia amica non penetrino nel mio cervello, non voglio accorgermene che io non ho mai smesso di precipitare. 
-E mi dispiace di rovinare quello che ti stai godendo- dice.
Io non ne godo, dei miei stati di alterazione. Le mie esperienze sono lugubri, incontrollabili, preziose.
Sono legittime, calcolate, sporadiche.
Forse dovrei ascoltarmi parlare.
-Quasi odio il livello di razionalità a cui sono arrivata, ormai-, dico e lei mi dice che sono paradossale.
Non occorrono molte spiegazioni, quando le parole sono giuste, più sottili sono gli aghi e più acuto è il dolore.
Non voglio capire quello che mi viene detto: che la mia presunta lucidità, in realtà è pazzia. Mi stringo di più le caviglie, la coscienza si dibatte per cercare di restare attaccata alla convinzione di avere addomesticato fin troppo me stessa.
(Come se farmi sbattere dalla velenosa puttana in mezzo alla pista, volesse dire autocontrollo.)

Fisso la faccia seria della mia amica e gliela vorrei mangiare, mentre parla.
Una volta di più, involontariamente dimostro che gli individui della mia specie, continuano a morire senza rendersene conto.
-I miei problemi sono altri.-
Le viene da piangere.
E' ubriaca fradicia, comunque.


">

La settimana del salone del mobile è troppo hype_stagnola interdetta.

oww


Are We Robots">Are We Robots

"Non giudicarmi da quello che vedi adesso"
stupida
uh, che errore, che mancanza di classe.

Ho guadagnato 1000 euro sputando in faccia a un uomo.


Ginevra Non Ha Proprio Niente a Che fare Con L'Orgasmo">Ginevra Non Ha Proprio Niente a Che fare Con L'Orgasmo

C'è qualcosa di atemporale in questa mia appannata astinenza in fondo al lago, non riesco veramente più a capire il modo di scorrere del tempo. In realtà non ci faccio caso, neanche. L'effetto.
E' meglio essere qui, adesso che anche un solo soffio di vento potrebbe disintegrarmi, tanto sono fragile. Ma è tutto talmente perfetto che sono io a travolgere i piccoli abitanti di questa Legoland crucca.
Mangio da sola, come gli insetti, i miei piattini di plastica, mi sento quasi sacra.


Riff Raff">Riff Raff

Anch'io sono così, da qualche parte nella mia testa devo cercare di ricordarmene, ma al momento mi viene da pensare che l'architettura nervosa del mio cervello scricchiola perchè le sue fondamenta stanno sprofondando nel tavolo. Tra le braccia intrecciate, al mercato del pesce.
Non ci posso riuscire, più prendo coscienza del fatto che riaprire gli occhi non significa essere salvi, più mi sento mesta, colpevole, schifosa. Alzarsi e correre. Che stronzata.
Ripenso a quello che è successo. Che stronzata, che immensa stronzata.

Non posso permettermi di impartire ordini al mio cervello, ad ogni istante di memoria che recupero, mi sembra sempre di più di diventare uno spettro. Non un cadavere, no, perchè sono viva, sono ancora viva, anche se la mia carne è grigia, le mie ossa sono cave e le tempeste di cenere si sentono una rappresentazione fin troppo fervida di una in realtà inesistente attività interiore.
Il mio è un deserto passivo. Penso che non potrò mai più essere come prima.

Non riesco a dormire, ho perennemente paura di un indefinito qualsiasi cosa.
Mostruosamente, umidamente appoggia il suo pesante corpo flaccido sopra il mio e mi soffoca, appena spengo la luce.

Non posso stare in un posto senza riferimenti saldi e sinestesicamente, istantaneamente riscontrabili come di fatto  appartenenti alla realtà.
Non posso stare al buio, l'eroina mi ha violentato il cervello. E' come se avessi quattro anni.

Non riesco a dormire, finchè non scopro che abbracciando il piumone, in posizione fetale, con la testa e le gambe che toccano il muro, posso arrivare ad avvertire la sospensione come una sorta di ventre materno. Sicuramente mia madre sta dicendo che si prenderà sempre curta di me, mentre si accarezza la pancia e mangia tonnellate di fragole e zucchero.
Il mondo sarà bellissimo, oppure non ci sarà mai. Il feto si addormenta, arrivano le vertigini, ho esagerato. Svarioni incontrollabili, non è possibile, che cos'ho fatto, collassomuoio, mi sveglio e mi ci vogliono un paio di minuti per riuscire a far capire al mio sistema nervoso che no, non ho preso niente, non ho più fatto niente, non sono fatta, non può succedermi niente.
Sono viva, pesante, reale, tangibile.


Sonetaula">Sonetaula

davvero vuoi sapere come ho iniziato?
sottostare alle sevizie
e smettila di cercare di proteggermi.



Sottrai
Sottendi
Oh, ti supplico





Io.

Supplico?
Solo nel polmone d'acciaio.
Qualcosa perde di significato.


La Casa Delle Relazioni Superficiali Et Delle Crisi Profonde">La Casa Delle Relazioni Superficiali Et Delle Crisi Profonde

Che poi non è neanche tutta questa grande differenza- dice lei. Arrotola il biglietto della mostra  di Avedon, aspira dalla stagnola. Non è questa differenza? I miei arti, la mia sottocorteccia la pensano in maniera diversa, ma la paralisi uccide lo spirito polemico. Forse è meglio.
Differenza + meglio.
Non è che sia tanto silenziosa in genere, ma forse dovrei coccolare un po' il mio cervello con qualcosa di meno autoreferenziale.
O introspettivo, che dir si voglia, cosa che mi fa risultare pure più genio maledetto.
O cattedrale della miseria erotica, che dir si voglia.

D'altra parte, non è che smettere sia così semplice, non è che sia proprio possibile, ora come ora, dal mio punto di vista.

In Svizzera mi sono comprata un paio di scatolette di Quark, tanto per verificare -ma quanto sono malinconica, in quanto a cultura adolescenziale-

BEH, il Quark fa un po' schifo, è troppo acido, allora è molto meglio la ricotta.
Così posso pure sentirmi la Christiane F. de no artri! ye!

-Guardami un po' meglio-
dunque, come devo giudicare me stessa?

Lasciare la questione insoluta con l'espediente della domanda aperta ad un immaginario et selezionato pubblico giudicante, incaricato di fornire una schematizzazione, ma solo secondo i canoni del mio subconscio non tanto inconscio decretati, è quantomeno vigliacco.
E' vergognosamente semplice, raffrontato alla responsabilità di dare una spiegazione in base ad un'analisi ragionata, da parte di me medesima.
RAZIONALIZZARE?
Riparliamone.